Sono padre e figlia, stanno sepolti insieme all’ombra dei cipressi del cimiterino sotto Vignoni Alto.
A fine giugno del 1944 sono stati fucilati dai nazisti sotto la torre del villaggio, quando mancava poco, ormai, ad essere liberi.
Con loro sono state ammazzate molte altre persone. Una lapide mezzo cancellata sulla torre le ricorda, in mezzo ai rondoni che si inseguono in tondo come bambini scatenati.
Tutt’intorno un panorama bello di azzurri e di ginestre. La Toscana più Toscana che si possa immaginare.
Qui le persone vengono in vacanza ora. Fuggono dalle loro vite nervose e sognano di ritirarsi a vivere qui, in tanti lo fanno, stranieri soprattutto.
Non so come far collimare l’idea di persone fucilate con la serenità turistica, un filo artefatta, del presente.
Pensavo, come fa la guerra ad arrivarti in casa in questo modo… Fa così, non la senti arrivare e poi un brutto giorno è lì fuori dalla porta che ti aspetta. Tutte le fiabe raccontano dei mostri cattivi in questi termini, ma chi ci pensa mai che le fiabe insegnerebbero a vivere, o almeno a evitare di morire.
Lì come altrove, nell’Italia delle campagne povere e belle, c’erano quattro case e pochi bambini insignificanti ma utili a ricattare il nemico: tu spara ai nostri, spara, che noi ti ammazziamo la famiglia.
Le logiche mafiose si applicano con tanta di quella facilità a tutto.
Marisa aveva 13 anni e la guerra le è entrata in paese e se l’è portata via al volo, insieme a tutta la sua famiglia.
Lei e suo padre Bruno festeggiavano il compleanno insieme perché tutti e due erano nati il 17 di dicembre.
E sono morti lo stesso giorno, insieme al resto della famiglia e ai loro compaesani.
Che erano più o meno una decina, come i rondoni che oggi stanno giocando a inseguirsi intorno alla torre.
Vignoni Alto, 25 giugno 2024


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